Cimitero di Genestrello
Cimitero di Genestrello
Nel 1626 quando fu istituita la Parrocchia di Genestrello con il patronato di Cosimo Lunati, quest’ultimo dovette provvedere al luogo di sepoltura dei parrocchiani defunti. La soluzione, in concomitanza con le abitudini del tempo fu quella di costruire tre camere sotto il pavimento dell’Oratorio, dove già ve ne esisteva una adibita a sacello della famiglia patronale. In una visita pastorale del vescovo Mons. Pietro Cristiani nel 1761 scrisse questa testimonianza riguardo al cimitero sotterraneo conservata nell’Archivio Diocesano di Piacenza: “Vicino alla parta di detto Oratorio, alla mano destra un sepolcro per li huomini- a la mano sinistra un altro per le donne, più di sopra a la sinistra un sepolcro per li fanciulli- nel mezzo di detto oratorio un altro sepolcro particolare per Ill. Casa Lonati…” Analizzando questa situazione si deduce chiaramente l’insalubrità di questo sistema che contravveniva alle più elementari regole di pubblica sanità e di conseguenza dimostrava la necessità della costruzione di un cimitero tradizionale. In seguito, la promulgazione delle Regie Patenti, nel 1824, che imponevano la costruzione dei cimiteri al di fuori dei centri abitati, costrinse il Comune di Montebello ad esaminare la questione nella Parrocchia del Capoluogo e in quella di Genestrello. Per Montebello la scelta del terreno in cui costruirlo fu molto lunga e difficile, e subito ci si scontrò con il proprietario del terreno scelto (avv. De Ghislanzoni) , mentre per Genestrello ci si mosse ancora più tardi addirittura nel 1832 e anche lì ci fu l’opposizione del Marchese Antonio Lunati. In particolare il comune sosteneva che le spese di realizzazione del campo santo avrebbero dovuto essere sostenute esclusivamente dal marchese in quanto era stato lui stesso ad assumersi l’onere della nomina del parroco e del sostentamento dell’intera parrocchia. Il marchese dal canto suo affermava che le disposizioni d’ordine sanitario dovevano riguardare tutti i contribuenti ed anche lui avrebbe contribuito alla costruzione del Camposanto di Montebello. Così, per evitare cause legali il Marchese si dichiarò disposto a concedere gratuitamente un terreno di sua proprietà, denominato “la guardia”, già precedentemente scelto dal Comune. La Guardia è il nome dato alla collinetta a ponente di Genestrello e molto probabilmente tale appellativo derivava dal fatto di essere la prima asperità a difesa dell’abitato. Non riuscendo comunque a sciogliere la diatriba l’amministrazione comunale portò il contenzioso al Ministero dell’Interno di Torino. Finalmente il 1 giugno 1835 la Regia Intendenza di Voghera informò l’Amministrazione comunale della decisione del Ministero dell’Interno in particolare assegnò le spese di realizzazione dl cimitero completamente a carico del comune tenendo conto della disponibilità del Marchese di donare il terreno. Nel 1836, proprio mentre era in corso un’epidemia di colera l’Amministrazione comunale di Montebello diede incarico al proprio sindaco l’ing. Beccaria di redigere il progetto. L’appalto per la costruzione del Camposanto di Genestrello fu assegnata al capomastro (residente nel luogo) sig. Pietro Zucchi genero di Alessandro Marchesi (agente del marchese Lunati nonché precedente sindaco). Il collaudo dell’opera fu effettuato il 2 novembre 1836, e la benedizione ci fu il successivo 30 novembre. Il primo parrocchiano ad essere sepolto fu un neonato, il 13 luglio 1837. Dalle memorie di Don Maiocchi, parroco di Genestrello ( 1869 – 1957 ) si possono conoscere le usanze dei parrocchiani in occasione dei giorni dei Santi e dei Morti. Racconta Don Maiocchi che fin dal tempo della marchesa Pallavicino D’Argogna e dei suoi affittuari d’antica data “ si facevano grandiose e belle funzioni”. Nel pomeriggio del giorno dei Santi si celebrava un solenne Vespro, dove si cantava il “Magnificat”, mentre il rintocco delle campane ricordava i defunti. La Chiesa era gremita di fedeli, intervenivano dal “ Vaglio” , dalla “Cascinetta” e da tutte le case sparse della collina. Il mattino del giorno dei Morti, l”ufficio” iniziava alle cinque e i rintocchi del “Primo” erano alle quattro e trenta! Al termine dell’uffizio, il parroco offriva ai cantori la colazione di zuppa di ceci con salamini. Cominciava poi la questua della meliga. Il pomeriggio il Vespro era alle 14,30 con la predica fatta dal Pulpito. Seguiva la processione al Cimitero, risalendo la strada per Genestrello-alto e scenendo verso il fosso dei Gamberi. Al ritorno in Chiesa si dava la Benedizione e si metteva all’asta la meliga raccolta . L’abbandono del Camposanto avvenne poi nel 1936. Più recentemente (1973) “la Signora”, così era chiamata la contessa Peppi Coardi di Carpeneto Mazza, fece costruire un basso muretto perimetrale, con pilastrini e catena , e all’interno del Camposanto venne posta una lapide di granito che ricorda l’inizio e la fine dell’utilizzo del Cimitero. Nella scritta riportata su questa lapide vi è un errore in quanto la costruzione del cimitero è del 1836 e non del 1721 come ivi riportato. In seguito, il passaggio di proprietà di tutti i terreni del Tenimento e dopo la morte della Contessa Mazza ci fu un continuo e lento degrado del luogo che vide la proliferazione di erbe e rovi che ancora oggi rendono poco identificabile tale area transitando sulla strada che da Genestrello conduce a Riccagioia. Ultima curiosità riguarda la leggenda relativa all’albero della Piccola Vedetta Lombarda: il cimitero presso il quale erano appostati i soldati austriaci non poteva che essere quello di Genestrello in quanto era il più vicino al luogo in cui si trovavano le truppe tedesche.
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