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Dopo il periodo della seconda Guerra Mondiale che vide in Montebello la presenza di truppe indiane e altre truppe vincitrici, nel1948, ebbero inizio i lavori per la realizzazione della rete di acquedotto comunale che lentamente si espanse in tutto il territorio provocando la fine dell’utilizzo dei pozzi di cui erano dotate quasi tutte le abitazioni del comune.

Il 17 giugno del 1956 fu inaugurato il nuovo asilo infantile Parrocchiale realizzato su progetto dell’ingegner Bartalini la cui prima pietra fu posata il 6 dicembre 1953. La costruzione è situata nell’area donata alla Parrocchia dalla famiglia Barbanica. I fondi per la realizzazione dell’opera furono offerti soprattutto dall’ingegner Adolfo Mazza, dal lascito del parroco Don Giuseppe Bruno e della sorella Nilde e dai benefattori Montebellesi.

Nel 1958 nell’ambito dei lavori in preparazione dei festeggiamenti per il centenario della battaglia del XX maggio 1859, fu abbattuto il vecchio cimitero, senza alcun riguardo al recupero delle memorie storiche ivi presenti. Venne sostituto da un parco alberato per i giochi dei bambini e dove fu trasferito il monumento ai caduti della Grande Guerra precedentemente posto nelle vicinanze della chiesa.

Nel 1960 prese avvio il processo di asfaltatura delle strade urbane ed extraurbane.

Nel 1962 iniziò la metanizzazione del paese a partire dal capoluogo e successivamente verso le frazioni e gli altri agglomerati di abitazioni. Questo comportò un cambiamento degli usi dei montebellesi soprattutto per quanto riguarda gli impianti di riscaldamento delle loro abitazioni.

Nel 1965 nell’ambito di una nuova utilizzazione del territorio a fini urbanistici avvenne la prima lottizzazione del Cortile Gavina finalizzata alla costruzione di villette unifamiliari.

Nel 1974 accadde un evento destinato a modificare il tessuto sociale e l’aspetto di Montebello: fece la sua comparsa sul nostro territorio il supermercato Carrefour oggi Iper Centro Commerciale Montebello. Molti compaesani che fino ad allora erano dediti ad attività agricole o operaie cominciarono a trovare impiego come dipendenti di tale supermercato. L’avvento della grande distribuzione segnò anche la fine di molte attività commerciali e piccole botteghe che un tempo caratterizzavano il nostro paese. Attualmente l’Iper rappresenta la principale risorsa economico commerciale del nostro territorio ubicata non soltanto nella pianura ma presente anche in “alto paese” con la Finiper già proprietaria della Villa Serpi Gloria e oggi degli uffici di recente costruzione davanti a Palazzo Bellisomi. Tante sono state le modifiche che nel corso degli anni si sono susseguite fino ad arrivare alla conformazione attuale. Nell’area del Centro Commerciale hanno fatto la loro comparsa un centro vivaistico un tempo denominato “I Vivai di Montebello” oggi Botanic, la Multisala Medusa con ben nove sale per la proiezione di film, una galleria di negozi e, di recente, un grande magazzino per la vendita di mobili oltre alla nuova sede dell’emporio per auto Norauto.

Risale al 1976 la costruzione e l’inaugurazione della Piazza Ciro Barbieri situata nel Borgo del paese attigua alla “Rumera”. Su quest’area fino agli anni ’60 sorgeva l’Edificio del Peso Pubblico (costruito nel 1864) dietro al quale si trovavano i giochi delle bocce passatempo molto in voga in quegli anni. Su questa piazza si affacciò subito la prima Banca allora Banca del Monte.

Nel 1982 cominciarono i lavori per la costruzione del nuovo campo sportivo ubicato nelle vicinanze del torrente Coppa e attiguo alla nuova area industriale ed artigianale Norfalini Mezzadra sorte sempre in quel periodo. Contestualmente venne demolito il vecchio campo sportivo e annessa colonia elioterapica e il terreno divenne area fabbricabile lottizzata per la costruzione di villette di edilizia agevolata.

Risale agli anni ’80. La costruzione della casa di accoglienza per anziani OFTAL situata in mezzo alle colline nella frazione di Castel Felice che a tutt’oggi ospita molti anziani di Montebello e dei paesi limitrofi.

All’inizio degli anni ’90 dopo l’abbattimento di un vecchia casa fu costruita l’attuale Piazza Palestro che si affaccia sulla centrale via Vittorio Emanuele.

Nel corso degli anni 80-90 ci furono una serie di lottizzazioni che comportarono diverse modifiche dell’aspetto urbanistico del nostro paese; si ricorda quella di Via Mazza che ha portò alla costruzione di villette e di una palestra. Inoltre negli anni ‘90 la lottizzazione della bassa Sgarbina con la costruzione di parecchie nuove abitazioni. Mentre sul finire del decennio ci fu la lottizzazione dell’area in cui vennero edificate le Ville del Belvedere.

Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del decennio 2000 ci fu la costruzione di un marciapiede lungo via Roma (crosia) sormontato da rose rampicanti; sempre in quel periodo furono ristrutturate la piazzetta delle Scuole e parte di viale Rimembranze in particolare fu dotato di una serie di lampioni nuovi per l’illuminazione.

Nel 2005 venne ultimato e inaugurato il tratto di tangenziale che collega Voghera a Casteggio e che corre sul nostro territorio in parallelo alla ferrovia. Questa importante opera ha portato ad un alleggerimento del traffico pesante sulla statale. Di recente abbiamo assistito al rifacimento della piazza della Chiesa, ad una lottizzazione dei terreni nei pressi del Salone e in via Carducci finalizzati alla costruzione di condomini e non più villette unifamiliari.
Infine, in quest’ultimo anno è stata realizzata una nuova piazza in via Roma.

Il resto è storia di tutti i giorni che i Montebellesi stanno vivendo e scriveranno per il futuro.

Da scritti di Gian Pietro Scaglia, raccolti e rielaborati da Emilio Mietta
Si ringraziano per il materiale fotografico e la disponibilità il Sig. Gian Pietro Scaglia, il Sig. Mario Borella
e il Sig. Renzo Mariani
Stemma del Comune di Montebello della Battaglia
Nel corso degli anni le terre dove abitiamo sono state testimoni di numerosi accadimenti ed eventi molto importanti che hanno segnato la storia del paese e la sua attuale conformazione. L’obiettivo di questa trattazione è quello di richiamare alla memoria le vicende più rilevanti nella consapevolezza di dimenticarne tante altre di pari importanza ma soprattutto di stimolare altre persone ad approfondire i numerosi avvenimenti qui solo accennati.

Il nome di Montebello trae origine, con ogni probabilità, dalla particolare ubicazione geografica del nostro paese sorto sulla sommità di una collina che, degradando lievemente da sud a nord, lambisce con pendii dolci e poco accentuati la pianura circostante. Esistono altre ipotesi etimologiche ad esempio quella che fa risalire l’origine del nome Montebello al latino “Mons Belli” ovvero il monte della guerra riferendosi alla battaglia di Casteggio avvenuta nel 222 a.C. come narrato nel poema di Ennio andato perduto.

Il primo documento storico in cui è citato Montebello è la bolla papale di Urbano II nel 1094, è tuttavia assai probabile che il paese esistesse già prima di quella data.

La presenza della base di fattura romana sulla quale sorgerà attorno al 1000 il campanile della vecchia chiesa romanica a tre navate, i ritrovamenti nella campagna circostante di numerose tombe “Alla cappuccina” tipiche del periodo tardo imperiale, il passaggio della via Postumia e la vicinanza di Casteggio caposaldo di Roma dal 222 a.C. fanno pensare che il paese fosse preesistente di parecchi secoli alla data della bolla papale (1094).

Inizialmente possiamo pensare che Montebello fosse sede di una torre romana di avvistamento attorno alla quale sono sorte alcune casupole. Nel tardo impero, quando il cristianesimo si stava diffondendo, è ragionevole immaginare la costruzione di una piccola cappella dedicata ai santi Gervasio e Protasio molto in auge in quel periodo dopo il ritrovamento a Milano della loro tomba nel IV secolo per opera di Sant’Ambrogio.

La popolazione di Montebello si è formata nel periodo successivo la caduta dell’impero Romano attraverso l’apporto di popoli che si impossessarono del luogo e si integrarono con la preesistente popolazione Romana, in particolare si ricordano i Goti, i Longobardi e i Franchi.

Nel corso del IX secolo, dopo il dissolvimento dell’impero carolingio, si intensificarono nel nord d’Italia le incursioni degli Ungari popolazione barbara proveniente dall’est Europa. È pertanto di quel periodo la costruzione di castelli cinti da mura. Attorno l’anno 1000 anche per Montebello abbiamo riscontri storici della presenza di un castello (tuttora comprovata dalla presenza di una finestrella fortificata nelle cantine del palazzo dal Pozzo, sul lato sud verso asilo).

Dopo la prima guerra Mondiale iniziò una fervente attività di costruzione a cominciare dall’edificio delle scuole con relativa palestra e annessa sede del Comune. L’intero edificio, iniziato nel 1922, fu inaugurato il 20 maggio del 1924. In precedenza (a partire dall’anno 1851) le scuole e gli uffici municipali si trovavano all’interno del palazzo affacciato sulla piazza della Chiesa di proprietà per metà del Comune (ala rivolta verso il Monumento al Cavalleggero) e, per la restante parte, di proprietà dei Baroni De Ghislanzoni. Di questi stessi anni è la realizzazione di viale Rimembranze; il numero dei tigli piantati fu corrispondente al numero dei montebellesi caduti nella Grande Guerra; ad ogni tiglio fu abbinata una targhetta con il nome del caduto.

Sempre negli anni appena successivi alla prima guerra mondiale per divergenze politiche, il marchese Gianni Lomellini lasciò Montebello e nel 1924 vendette la villa alla società anonima “Comm. Quirici Gerolamo e Figlio” di Rivanazzano, il quale installò una filanda nelle dipendenze, dopo averle sopraelevate di un piano, portandole così ad altezza maggiore della villa.
In seguito nel 1932, Don Orione in persona, su suggerimento dell’allora Parroco di Montebello don Giuseppe Bruno, acquistò il complesso per destinarlo a seminario.

Nel 1928 fu costruita la colonia Elioterapica (ubicata nell’attuale vicolo Nazario Sauro) dove i fanciulli montebellesi trascorrevano parte delle vacanze estive. Successivamente attiguo alla stessa fu realizzato il primo campo sportivo di Montebello per consentire alla locale squadra di calcio di partecipare ai campionati.

Attorno agli anni ‘20 il paese venne dotato della rete di distribuzione dell’energia elettrica.

Negli anni tra il 1927 e il 1928 dall’ufficio araldico di Roma fu assegnato al Comune di Montebello lo stemma della famiglia Delconte sormontato dalla corona marchionale. I Delconte erano stati i primi feudatari di Montebello e la loro famiglia si era estinta nel 1864.

Il monumento a forma di tempietto, in stile greco-dorico è stato progettato dallo scultore milanese Egidio Pozzi e realizzato in pietra di Verona o mattone di Quinziano. Originariamente la base aveva un solo gradone, quelli successivi, tuttora esistenti, sono stati aggiunti nel 1906 dopo aver scavato e rimosso il terreno circostante. Da subito in paese è stato soprannominato “la Bell’Italia” con riferimento alla statua posta alla sommità dell’edificio. Si dice che il volto della statua (simbolo dell’Italia) riproduca le fattezze della moglie dello scultore ossia della montebellese Severina Minoprio.
Salone SOAMS
Chiesa Parrocchiale con la nuova facciata del 1912
Nel 1912 l’allora Parroco di Montebello Don Giuseppe Bruno commissionò il rifacimento della facciata della Chiesa. Il progetto fu curato dall’architetto De Rossi; per la realizzazione dell’opera si servì di un nuovo tipo di cemento che opportunamente lavorato e vibrato assumeva un aspetto simile al granito. I lavori eseguiti dalla ditta F.lli Molinari di Castellazzo Bormida iniziarono la domenica delle Palme del 1912 e si conclusero nell’ottobre dello stesso anno.
Tutto ciò ebbe come conseguenza la trasformazione di braccianti agricoli e piccoli artigiani in maestranze industriali. Nacque pertanto l’esigenza di tutela mutualistica di questi nuovi soggetti sociali che, in sintonia con le abitudini del tempo, portò alla formazione della Società Operaia e Agricola di Mutuo Soccorso (SOAMS).
Questa società fondata nel 1879 dal signor Pippo Venco oltre all’attività mutualistica ebbe il merito di costruire una sala per raduni, spettacoli, feste da ballo (i famosi Veglioni) che in paese fu subito denominata “Salone” (oggi sala polifunzionale) la cui costruzione iniziò nel 1907 con il progetto dell’ingegner Vandoni e fu inaugurata nel 1913. Successivamente divenne di proprietà comunale e fu restaurata all’inizio degli anni 90.
Operai nella fabbrica Mole Patrone
La Storia
di Montebello della Battaglia
Palazzo Bellisomi
Il XX maggio 1882 fu inaugurato dal principe Tommaso di Savoia, Duca di Genova e fratello dell’allora Regina d’Italia Margherita, il Monumento Ossario sorto per raccogliere le spoglie mortali dei caduti della battaglia del 1859. L’evento ebbe grande rilevanza nazionale, come dimostra la prima pagina del Corriere della Sera che riporta la cronaca dell’avvenimento.
Poco più tardi sappiamo che esso era abitato dalla famiglia Delconte, proveniente dai cosiddetti conti palatini o conti di palazzo creati da Carlo Magno nella sua strutturazione dello stato feudale.

Un milite di quella famiglia castellana di nome Uberto, donò ai frati Benedettini dei terreni ed un fabbricato presso il castello allo scopo di costituirvi un monastero ciò fu pertanto l’origine dell’abazia dei santi Gervasio e Protasio. Probabilmente intorno a quel periodo fu costruita anche la Chiesa Romanica a tre navate le cui tracce sono ancora visibili in varie parti dell’attuale edificio. Per esempio è ancora integra un’abside della navata di destra.

“Corriere della Sera” 21-22 maggio 1882
Nel frattempo, già a partire dal ‘600, dopo lo sviluppo del paese sulla dorsale della collina, sorsero anche alcune belle ville, costruite da nobili e notai pavesi, ai quali subentrarono nell’800, nobili genovesi. Tra le ville con i relativi parchi ricordiamo il Palazzo Bellisomi (comunemente chiamato Castello Rosso) e attuale sede dell’azienda Libarna Gas, la villa Delconte poi Serpi Gloria e attuale proprietà Finiper, la villa del Marchese Lomellini ora istituto San Benedetto di proprietà della Congregazione di Don Orione. Ancora la Villa Veniali, il Palazzo Lunati Pallavicino Mazza nella frazione di Genestrello e la Villa De Ghislanzoni.

Si può ritenere che fra la fine dell’800 e l’inizio del’900, il paese abbia raggiunto l’apice della sua bellezza paesaggistica ed anche per questo divenne luogo di piacevole villeggiatura, con un tocco di classe che lo ha sempre distinto dai paesi circostanti.

Ai primi del 900 la famiglia Veniali ospitò più volte lo scrittore Edmondo De Amicis e pare che in occasione di questi soggiorni lo scrittore abbia tratto ispirazione per scrivere il celebre racconto “La Piccola Vedetta Lombarda”.

Nel 1890 fu costruito il nuovo Cimitero ed abbandonato il precedente che si trovava sul retro della Bell’Italia.

Verso la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 si innescò anche a Montebello un profondo processo di cambiamento della società. I fatti più rilevanti furono lo sgretolamento delle grandi proprietà fondiarie con la conseguente divisione delle terre e la nascita di una nuova categoria sociale dei coltivatori diretti.


Altro aspetto rilevante fu l’inizio di una attività paleoindustriale segnata a metà 800 dalla costruzione di una fornace poi divenuta “Mole Patrone” in località Fornace.

Nel 1164 l’imperatore Federico I Barbarossa concesse alla città di Pavia il diploma con il quale, tra altri privilegi, le assegnò anche molti territori che prima appartenevano a Piacenza, Tortona e Milano. Fra questi vi è citato anche Montebello (sul diploma è scritto Muntebè) il quale passò amministrativamente da Piacenza a Pavia, rimanendo però nella diocesi Piacentina.

Il 14 aprile del 1175 (lunedì di Pasqua) l’Imperatore Federico Barbarossa tolto l’assedio alla città di Alessandria si avviava verso Pavia con il suo esercito, quando a Montebello si trovò di fronte le milizie schierate della Lega Lombarda. Non vi fu però alcuna battaglia in quanto i consoli della città di Cremona trovarono una mediazione tra le parti, che passò alla storia come “Pace di Montebello.”

Successivamente il frate Rubaldo Delconte fondò nel 1256 l’Hospitale dei pellegrini, donando allo scopo un edificio nel borgo del paese, in fregio alla strada romana, ed alcuni terreni per il sostentamento della nobile istituzione, che, posta sotto il patronato del collegio dei notai di Pavia, è durata ben 548 anni. Molto numerosi furono i pellegrini diretti o di ritorno da Roma o da Santiago di Compostela che pernottarono a Montebello. Fu per questa circostanza che parecchie famiglie di Notai pavesi costruirono in seguito nel nostro paese le loro dimore di campagna.

Successivamente Montebello passò a far parte della signoria dei Visconti del ducato di Milano.

Nell’aprile del 1324 nel castello di Montebello si radunarono i fuorusciti pavesi avversi al duca di Milano.

Nel 1362 Luchino Dalverme luogotenente del signore di Milano Galeazzo Visconti attaccò ed espugnò il castello di Montebello nel corso di una guerra tra Milano e il Monferrato.

Lentamente, nel corso dei secoli e soprattutto dopo la demolizione del castello e delle mura, verso la fine del 1400, sorsero nuove abitazioni adagiate sul crinale della collina, sia a nord, che a sud della Chiesa, formando quello che per molto tempo sarà denominato “al Cò da Sùta” ed “al Cò dad Sùr”.
A questa originaria disposizione vi si aggiunse, negli anni tra il 1600-1700, la cosiddetta “Contrada delle Cà Nove” e cioè l’attuale Via Vittorio Emanuele II.

A fine 1400, con la decadenza degli Sforza e soprattutto dopo la battaglia di Pavia del 1525 il ducato di Milano e Montebello con esso passarono sotto la dominazione spagnola.

Sempre in quel periodo (fine 400) i Beccaria, succeduti ai Delconte, costruirono il Palazzo con la torre (tuttora esistente) sulla piazza della Chiesa. I Frati Gerolamini, a loro volta subentrati ai Benedettini nel 1484, decisero di ricostruire il Monastero. A causa delle continue guerre, il progetto si concretizzò soltanto nella seconda metà del 1600. Grande importanza per la realizzazione dell’opera ancora oggi si deve al prestigio del montebellese Padre Floriano Marcellini, il quale, fu Generale dell’Ordine dei Girolamini, e riuscì a trovare i fondi necessari per terminare il Monastero nel 1666 (attuale Palazzo Dal Pozzo) e costruire la nuova ed elegante Chiesa Parrocchiale barocca fra il 1668 e il 1675 anno dell’inaugurazione. Opera dell’insigne architetto ticinese Domenico Taddei.

Finestra fortificata palazzo Dal Pozzo
Abside antica chiesa Romanica
Chiesa Parrocchiale di Montebello della Battaglia
facciata originale antecedente al 1912
Nel 1706 Montebello insieme al ducato di Milano passò dalla dominazione spagnola a quella austriaca.

Dal 1723 il geometra Wiest fu incaricato dal governo Austriaco di eseguire i rilievi topografici finalizzati alla costituzione del catasto dei beni agricoli. In questa occasione fu tracciata la prima mappa topografica del Comune di Montebello chiamata Teresiana dal nome dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria.

Nel 1629 con la morte del Feudatario di Montebello conte Claudio Beccaria e con l’estinzione della famiglia il feudo passò allo spagnolo Rodrigo De Orozco de Mendoca Marchese di Mortara e in seguito, tramite le nozze della figlia Violante, al marito Felice Macado de Silva. Nel 1682 il feudo di Montebello fu acquistato dal Marchese Paolo Ambrogio Spinola de Los Balbases duca di Sesto.

Intanto sempre in quegli anni, in particolare fra l’autunno del 1630 e la primavera successiva a Montebello si diffuse un’epidemia di colera che uccise quasi cento persone.

Nello stesso periodo, nel 1625, fu ultimata la costruzione della Chiesa dedicata alla Beata Vergine di Loreto nella frazione di Genetrello voluta dal Marchese Cosimo Lunati e realizzata su progetto dell’ing. Giovanni Domenico Lobia di Pavia. Contestualmente nacque la Parrocchia stralciando una parte di territorio dalla Parrocchia di Montebello.

Domenica 20 ottobre del 1647 rimarrà per Montebello uno dei giorni più neri della sua storia in quanto le truppe francesi del principe Tommaso di Savoia, di passaggio nel nostro territorio, nel corso della guerra dei trent’anni, saccheggiarono barbaramente paese e monastero.

Nell’aprile del 1686 arrivarono da Roma le spoglie mortali di San Felicissimo, martire cristiano del IV secolo sepolto nelle Catacombe di San Callisto. Il trasporto della reliquia da Roma al nostro paese è dovuto all’operato del montebellese Frate Carlo Sperati. Prima però dell’arrivo a Montebello il Santo fece sosta presso il Monastero Gerolamino di San Savino a Piacenza perché ancora non era pronto l’incavo alla base della Mensa dell’Altar Maggiore (allora in muratura) nella chiesa Parrocchiale dove collocarlo.

Piantina Teresiana di Montebello della Battaglia del 1723
Urna San Felicissimo 1779
Monumento al Cavalleggero
Nel 1743 con il trattato di Worms tutto l’Oltrepò e Montebello entrarono a far parte del Regno di Sardegna e in particolare della provincia di Voghera passando sotto l’egida di Torino e non più di Pavia.

Nel 1782 avvenne la soppressione del monastero dei Santi Gervasio e Protasio. Il Regno di Sardegna ne incamerò i beni che successivamente furono messi all’asta ed i proventi finirono alla Regia Marina. Gli effetti di questo provvedimento furono la sottrazione al potere ecclesiastico della “mano morta” di rilevanti quantità di beni immobili tra cui il monastero e ingenti estensioni di terreno ubicate nella pianura e il conseguente passaggio a proprietà privata di nobili famiglie. Altro effetto fu che la Parrocchia di Montebello, privata dei benefici ecclesiastici, e con la sola chiesa e canonica annessa, da allora fu retta da parroci secolari e non più regolari come era stato fino dall’origine.

Famosa è poi la battaglia del 9 giugno 1800 combattuta tra l’esercito Napoleonico comandato dai marescialli Lannes e Victor e quello Austriaco al comando del generale Ott. In seguito a questa vittoria il maresciallo Lannes fu insignito del titolo di duca di Montebello (1804).

Nel 1817 in seguito alla ristrutturazione delle diocesi, dopo il periodo Napoleonico, la Parrocchia di Montebello e quella di Genestrello passarono dalla Diocesi di Piacenza alla Diocesi di Tortona.

Nel 1824 don Pietro Martire Beccaria Giorgi proprietario anche del monastero (oggi Palazzo Dal Pozzo) vendette molte delle sue proprietà in Montebello al Collegio Gesuitico di Genova. Tra le proprietà vendute ci furono 5.000 pertiche milanesi di terreni situati principalmente nella pianura e il Palazzo limitrofo a Villa Serpi (proprietà attuale Colombi, Girardelli, Franchini) in cui fissarono la loro sede i padri Gesuiti che rimasero a Montebello fino al 5 marzo 1848 quando Re Carlo Alberto li cacciò dal regno ed incamerò tutte le loro proprietà.

Nel 1854 tutte le proprietà demaniali furono messe in vendita e divennero di proprietà di vari privati.

Il XX maggio del 1859 la famosa battaglia risorgimentale della seconda guerra di indipendenza tra le truppe franco-piemontesi e austriache che segnarono l’inizio della liberazione della Lombardia e dell’Unità d’Italia. In quest’occasione venne utilizzata anche la nuova ferrovia costruita l’anno precedente e che aveva diviso in due il territorio del nostro paese.

Nel 1868 venne inaugurato il monumento al Cavalleggero opera dello scultore Bellora. L’opera rappresenta un alfiere di cavalleria.