Palazzo Bellisomi in una fotografia d'epoca

Nella 2° metà del 1600 il capitano Agostino Bellisomi, membro di una delle più prestigiose famiglie nobiliari pavesi, acquista tramite asta giudiziaria, una casa di villeggiatura con unito oratorio, dei fabbricati rustici e molti terreni a Montebello.
Questa proprietà apparteneva ai coniugi pavesi Ippolito Sacco e Caterina Merzagora, protagonisti di un notevole dissesto finanziario ed era pervenuta loro, per eredità, dalla famiglia Bozzolo.
Nel 1698, alla morte del capitano Agostino, celibe, la proprietà è da questi lasciata in eredità al marchese Pio, figlio di suo fratello Annibale e feudatario di Frascarolo.
Pio Bellisomi muore nel 1726 lasciando erede il figlio Gaetano, appena diciassettenne. Questo giovane marchese è una persona di vasta cultura. Viaggia molto, visita diverse capitali europee e soggiorna parecchio tempo a Parigi dove conosce esponenti dell’illuminismo, movimento filosofico allora in auge.
Sempre a Parigi, nel 1733, sposa la nobile Maria Teresa Corselle de Percy, nipote del maresciallo di Francia, Vauban.
Nel 1743 decide di costruire a Montebello l’attuale villa sull’area della vecchia casa di campagna, da demolirsi. Incarica il famoso architetto Francesco Croce di redigere il progetto e subito iniziano i lavori, ma la guerra di successione austriaca ed il conseguente passaggio dell’Oltrepò Pavese dal Ducato di Milano al Regno Sabaudo, ne rallentano l’esecuzione e soltanto nel 1747 essi saranno portati a termine. Contemporaneamente, purtroppo, l’eclettico marchese moriva a soli 37 anni.
Gaetano Bellisomi aveva due figli: il primogenito Pio, il quale ereditò interamente il notevolissimo patrimonio paterno ed il secondogenito Carlo destinato alla carriera ecclesiastica. Questi nominato cardinale, nel Conclave del 1799/1800, non fu eletto Papa per il solo fatto che l’Austria pose il veto nei suoi confronti.
Con il marchese Pio, la famiglia Bellisomi raggiunge l’apogeo della sua potenza economica. Dalla morte di questi, avvenuta nel 1813, periodo durante il quale il Codice Napoleonico aveva abolito il “maggiorasco” (istituzione con la quale il patrimonio immobiliare delle famiglie nobili era indivisibile e riservato al primogenito), inizia una lenta parabola discendente. Infatti, il gran patrimonio famigliare sarà diviso, con atto notarile del 2/11/1813, fra cinque fratelli e due sorelle.
La villa di Montebello andrà in eredità al quartogenito Giuseppe (1778-1844), Cavaliere Gerosolimitano ed alla sua morte, al proprio al figlio Luigi.
Era questi un “pezzo d’uomo” di quasi 2 metri di statura ed a Montebello bonariamente lo chiamavano “al Marchison”. Esistono ancora alcune sue foto scattate attorno al 1860.
Per ben 25 anni – un vero record – è stato Sindaco del paese. Morì il 3 giugno 1893 a Montebello ed ancora poté usufruire del privilegio di sepoltura nella chiesetta della sua villa (che fino agli anni ‘950 era da tutti i montebellesi esclusivamente denominata “ il Palazzo “).
Al di lui figlio, marchese Giuseppe (don Peppino) il dolore e l’umiliazione di avere dovuto vendere l’avita dimora al termine della 1° guerra mondiale. Egli morirà nel novembre del 1920, estinguendo la linea maschile dell’antichissimo casato pavese.
Pertanto, dopo circa 250 anni di possesso da parte dei marchesi Bellisomi (una delle più storiche famiglie nobiliari lombarde), al “Palazzo” entrava il nuovo proprietario sig. Bertollo, un ricco commerciante che nonostante abbia in seguito subito notevoli rovesci finanziari, vi abiterà fino al termine della 2° guerra mondiale, anche se la villa già da parecchi anni era passata in proprietà della società Immobiliare Della Torre.
Negli anni ‘950 il titolare di questa società, sig. Zamara, genovese, la restaurò notevolmente e vi trascorse periodi di villeggiatura.
Dalla seconda metà degli anni ‘70 la villa è proprietà della società Libarna Gas, la quale parzialmente l’adibisce ad uffici.
Lo stato di conservazione è attualmente ancora buono.

Palazzo Bellisomi - vista aerea