Palazzo De Ghislanzoni in una fotografia storica

In Via Morelli di Popolo, quasi di fronte alla Scalinata Beuret, sul lato di levante della strada, c’è un bel palazzo, di non grandi proporzioni, ma d’austero aspetto, in mattoni a vista, con retrostante giardino, al quale fa seguito un “brolo” ripidamente degradante nella sottostante valle del Coppa. Il corpo centrale del fabbricato fu costruito nei primi anni del 1700 dalla famiglia Dalconte, mentre l’ala aggiunta verso levante, è dell’inizio del 1900. Dove ora c’è l’elegante cancello di ferro battuto, prima vi era un portone di legno che chiudeva un tradizionale “voltone” in cotto, attraverso al quale si entrava nel cortile civile. Il complesso comprendeva anche la parte agricola (limitrofa e sud di quella civile) composta da cascine, stalle, torchio e casa dei contadini . Corrispondeva all’attuale proprietà Barbieri e confinava con la casa Minoprio. Apparteneva ai Delconte Plessa, un ramo della nobile famiglia pavese dei Delconte. Nella 2° metà del 1700, proprietario era il N.H. Giovanni Delconte Plessa, il quale oltre a questa proprietà possedeva a Montebello terreni per quasi 700 pertiche. Il figlio Giuseppe ereditò tutto il patrimonio, per trasmetterlo a sua volta alla propria figlia, donna Teresa, la quale aveva sposato Luigi Borsieri ed era presto rimasta vedova dopo la nascita della figlia Maria. Donna Teresa morì a Pavia il 7-11-1828, lasciando il Palazzo, i rustici ed i terreni (nel frattempo ridottisi a 400 pertiche) alla figlia suddetta, maritata Sirtori ed a sua volta già vedova. Donna Maria Borsieri Sirtori non doveva avere molto affetto per la casa di Montebello, in quanto già l’anno seguente la vendette al sig. Giuseppe Moretti, professore all’Università di Pavia, per lire 12.937, scorporandola dalla parte agricola che invece alienò all’avvocato pavese Giuseppe Spadini. La casa di villeggiatura passò presto ancora di proprietà, infatti, già nel 1836 il prof. Moretti la rivende all’ing. Luigi Robecchi, sempre di Pavia. La famiglia Robecchi, molto nota a Pavia nell’ambiente scientifico ed universitario, la conserverà per quasi 70 anni, trascorrendovi lunghi periodi di villeggiatura. L’ing. Luigi Robecchi, classe 1782, morì il 9-6-1859, pochi giorni dopo la battaglia di Montebello. La proprietà passò al figlio Ercole, pure lui ingegnere e docente universitario. Cesserà di vivere nel 1879 a soli 49 anni. La moglie, Rosa Fiocca (morta nel 1905), terrà ancora per parecchi anni la proprietà, in quanto i montebellesi a quel tempo identificavano il luogo come “casa della Robecca”. Nei primi anni di questo secolo la proprietà è dell’avv. Lanzone De Ghislanzoni, il quale, avendo da poco tempo sposato la viennese donna Anita Vollert, restaura ed in parte ristruttura l’antica casa Delconte-Plessa, dandogli le sembianze dell’attuale palazzo. “Don” Lanzone sarà Podestà di Montebello e dal 1942, alla morte del fratello “don” Ernestino, gli succederà nel titolo baronale. Morirà nel 1947 (tre anni dopo la moglie donna Anita) lasciando il Palazzo in eredità al nipote “don” Ernesto (1909-1983), figlio del fratello Ghisla. Attualmente l’edificio è in buone condizioni strutturali, ma bisognoso di un completo restauro interno, in parte già parzialmente effettuato. Ha avuto il suo giorno di gloria nel 1926, quando domenica 21 novembre, ha ospitato fra le sue mura Umberto di Savoia, allora principe di Piemonte ed in seguito, ultimo Re d’Italia. Famosa è la foto riprodotta su cartolina postale, del Principe ereditario al balcone mentre saluta i montebellesi plaudenti.

Palazzo De Ghislanzoni - Il Re Umberto di Savoia sul balzone del palazzo

Palazzo De Ghislanzoni - cartolina storica