Villa Lomellini (attuale Don Orione) - cartolina antecedente il 1922

Proprio al centro del paese, delimitato dalle vie Cavour, Veniali e Vittorio Emanuele 2°, esiste un ampio parco sul quale trovasi una bella villa quadrangolare, sormontata centralmente da una torretta terminante con una terrazza. Limitrofi vi sono altri fabbricati aggiunti successivamente. Il palazzo dovrebbe essere di costruzione secentesca con successive ristrutturazioni. All’inizio del 1600 l’area dove ora sorge il fabbricato apparteneva ad un ramo dell’onnipresente (a Montebello) famiglia Delconte. Donna Aurelia, unica erede di Girolamo Delconte, sposava Giacomo Filippo Rossi detto “il Magnanino”, cittadino milanese, già Tenente di cavalleria, al servizio del conte Giovan Battista Panigarola. Dalla loro unione nasceva nel 1637 Andrea Rossi il quale, nella 2° metà del 1600, diventerà uno dei più facoltosi ed influenti personaggi di Montebello. Era costui un notaio ed aveva, dai feudatari spagnoli Felice Macado de Silva e Luisa Maria de Mendosa, la concessione di riscuotere per loro conto, i vari dazi allora in vigore. Sposò nel 1657, Anna Arzaghi, morì a Montebello il 21/11/1707 e fu sepolto in Chiesa, di fronte all’altare del Crocefisso, nell’avello dei Delconte-Rossi. Sua unica erede fu la figlia Rosanna, la quale sposò nel 1690 il nobile Pietro Antonio Bellagente di Camporinaldo (Pavia). La così detta “mappa Teresiana” del 1723, l’area, oltre al “sito di casa”, già contempla, con disegno d’alberi ad alto fusto, anche il parco, mentre nello schizzo in carboncino illustrante Montebello a quei tempi e situato in fondo ad una grande mappa settecentesca, è chiaramente visibile la torretta della villa. Donna Rosanna morì a Camporinaldo nel 1728, mentre sua madre Anna Arzaghi campò fino a 97 anni, cessando di vivere in Montebello, l’8/11/ 1732. Il N.H. Giovanni Andrea, figlio di Rosanna, ereditò la Villa e così, di padre in figlio, la famiglia Bellagente ne rimarrà proprietaria fino al 1829, quando Giuseppe, indicato nell’atto notarile come Cavaliere e Guardia Nobile di S.M. l’Imperatore d’Austria, vendette ad Antonio Bottigella, di nobile famiglia pavese, villa e parco (oltre alla vicina cascina detta “il Belvedere” ed a parecchi altri terreni). Questi, a sua volta, nel 1838, rivende il tutto al marchese Stefano Centurioni (definito Gentiluomo di Camera di S.M. il Re di Sardegna alla Corte di Genova), il cui fratello Luigi possedeva a quel tempo la villa di Torrazzetta. Nel 1847 la proprietà passa al marchese Giuseppe Lomellini (1818-1889), Tenente di Vascello e Patrizio Genovese, il quale nel 1857 restaura completamente la Villa. Durante la battaglia del 20 maggio 1859, il fabbricato subisce notevoli danni per la resistenza delle truppe austriache asserragliate al suo interno. Nel 1889, alla morte del marchese Giuseppe, la proprietà passa al figlio Gianni. Era costui una persona di notevole cultura, parlava correttamente alcune lingue ed usava le più moderne tecnologie. Sua, infatti, è stata la prima macchina fotografica apparsa a Montebello e così pure la prima automobile ed il primo telefono privato. Ha inoltre scritto un libro sulla battaglia di Montebello ed è stato per 20 anni, dal 1890 al 1910, sindaco del paese. Per divergenze politiche, poco dopo la fine della 1° guerra mondiale, il marchese Gianni Lomellini lasciò Montebello e nel 1924 vendette la villa (morì nel 1935 a 91 anni) alla società anonima “Comm. Quirici Girolamo e Figlio” di Rivanazzano, la quale vi installò una filanda nelle dipendenze, dopo averle sopraelevate di un piano, portandole così ad altezza maggiore della Villa e rovinandone irrimediabilmente la prospettiva. Dopo pochi anni anche il parco corse il pericolo di sparire in quanto stava per iniziare nel suo ambito la costruzione di un grande stabilimento per la lavorazione della seta, ma si salvò all’ultimo momento grazie all’acqua, rivelatasi alle analisi, estremamente calcarea e quindi inadatta a quel tipo d’industria. Nel 1932, Don Orione in persona, su suggerimento e con aiuto economico dell’allora Parroco di Montebello, don Giuseppe Bruno, acquistò il complesso per destinarlo a seminario. Nel 1940, dopo la morte di Don Orione, in quella che era stata la sala da pranzo dei marchesi Lomellini (pavimento in mosaico genovese con stemmi Lomellini e Lamba Doria e soffitto a cassettoni in stucco decorato) si è tenuto il 1° Capitolo Generale della Congregazione e l’elezione di don Sterpi a capo della stessa. Nell’immediato dopoguerra, la costruzione dei capannoni in mattoni a vista sul lato nord del cortile, ha ulteriormente degradato la bellezza di quella che era stata un’antica tenuta di campagna. Verso la fine degli anni ‘980, intelligenti restauri alla Villa, hanno finalmente interrotto un declino che era in atto da quasi 70 anni. Purtroppo il parco, un tempo rigoglioso, è stato invece notevolmente impoverito in questi primi anni del 2000.

Villa Lomellini - Fotografia storica

Don Luigi Orione a Villa Lomellini

Villa Lomellini - Immagine attuale