Villa Gatti - Fotografia d'epoca

Al termine della Via Morelli di Popolo ed in angolo con la strada per la Valle, esiste un’elegante costruzione, recentemente restaurata, a due piani fuori terra, con sottostante seminterrato avente soffitti a volta con mattoni a vista. Sul lato nord della stessa e limitrofo alle due suddette strade, un doppio terrazzino esagonale sovrapposto, sorretto da quattro pilastri, in comunicazione con due camere dei rispettivi piani e con una sottostante grotta rivestita di “marogna”, dà un vago tono romantico ed una tendenza “Liberty” a tutto l’edificio. La costruzione, iniziata nel 1898, è stata terminata nel 1900. Quell’area era da antico tempo in possesso della famiglia Vacchelli, presente a Montebello già nel 1500, ed assunta, a partire dalla seconda metà del ‘700, ad importante ruolo sociale in paese, in quanto fra alcuni dei suoi membri, vi furono sacerdoti, notai, medici ed agenti. Questa famiglia, in quei tempi, oltre a terreni, possedeva tutti i fabbricati sul lato di levante dell’attuale Via Morelli di Popolo, che a partire dalla Cascina Vacchelli (allora posta di fronte a quella della “Prevostura”), arrivavano al limite del Palazzo ora De Ghislanzoni. Un esempio eloquente della notorietà di quella casata a Montebello, si può riscontrare nel decennio fra il 1830 ed il 1840, quando contemporaneamente, Parroco (don Ferdinando), Sindaco (Benedetto) e Notaio-Segretario Comunale (Francesco), erano tutti dei Vacchelli. Il connubio con la famiglia Gatti, avvenne attorno al 1830, quando Caterina, figlia di Benedetto Vacchelli, sposò il notaio Luca Gatti, originario di Ruino. Il loro primogenito Benedetto, segretario comunale di Montebello, per circa 50 anni ed il figlio di questi, Carlo, decisero a fine ‘800 di costruire il villino in questione, circa a 30 metri a nord dell’antica Cascina predetta. Determinante in quella decisione fu il contemporaneo matrimonio di Carlo Gatti con Luigia Galbiati, la quale, come figlia unica ed erede di Regina Bianco, allora comproprietaria dell’attuale proprietà Veniali, poté quasi certamente disporre di parte del denaro proveniente dalla vendita di quella proprietà materna, avvenuta proprio nel 1899. Nella fase finale della battaglia del 20 maggio 1859, più o meno nell’area dove è stato poi edificato il Villino Gatti, una pallottola sparata da un tirolese appostato nella vigna della “Prevostura”, presso il vecchio Cimitero, colpì mortalmente al petto il generale Beuret, che sciabola in pugno, era uscito di corsa dal cortile della Cascina Vacchelli alla testa dei suoi soldati, per lanciarsi all’attacco dell’ultimo baluardo austriaco. Al tempo della costruzione e fino agli anni ‘950 quello era l’ultimo edificio della Via Morelli di Popolo, la quale era per l’intero suo percorso, pavimentata in acciottolato.