Villa Lunati Mazza

Stemma nobiliare dei marchesi Lunati

Su una collinetta degradante verso la piana del Po, proprio dove la strada “Romea” viene a lambire la chiesa di Genestrello, sorge in alto fra il verde, l’armoniosa villa già dei Lunati, Pallavicino ed ora Mazza. Si tratta di una notevole costruzione formante una “H”, con un corpo centrale, due ali verso nord ovest della medesima altezza ed altre due più basse sull’altro lato verso sud est. E’ circondata da un vasto e bellissimo parco, comprendente anche un laghetto d’acqua sorgiva, situato nella parte bassa, nei pressi della chiesa. Il fabbricato fu costruito all’inizio del 1600 sull’area d’una precedente casa padronale con una antica torre annessa, da Cosimo Lunati. In seguito subirà numerose modifiche, l’ultima delle quali nel 1935. Fino al 1514, proprietario di Genestrello era il nobile pavese Francesco Antonio Minozzi (o Minacci) fu Cabrino, il quale nominava erede universale la propria figlia Anna Pacifica. Questa andò sposa a Girolamo Lunati, d’antica famiglia nobiliare pavese. Con il loro figlio ed erede Francesco, inizieranno 300 anni di permanenza a Genestrello della suddetta illustre casata. Francesco Lunati è al servizio del Re di Spagna come Commissario Generale del Ducato di Milano, per la riscossione delle tasse sul possesso dei cavalli e sul sale. Il suo pronipote, pure di nome Francesco, fu colui che la sera del 26 maggio 1643, alle ore 23, con uno stratagemma attirò in chiesa, a Montebello, il Parroco di quei tempi, Padre Floriano Marcellini, che stava passeggiando sulla piazza e giunti all’interno, davanti ad un altare, dal buio sbucarono Girolamo Bellocchio e Giuditta Lunati, con altre persone come testimoni e “rubarono” all’allibito Parroco il loro matrimonio, con lo stesso sistema che nei “Promessi Sposi”, Renzo e Lucia avevano tentato di fare con Don Abbondio. Il figlio Antonio, nel 1692, è nominato marchese, con diritto di trasmissione del titolo alla discendenza maschile. L’ultimo marchese Lunati, lui pure di nome Antonio, è nato nel 1792. Era Imperial Regio Ciambellano di S.M. l’Imperatore d’Austria ed abitava a Milano in contrada del Lauro, al civico n°1805, Sempre veniva in villeggiatura a Genestrello, che per lui, si trovava a quei tempi in uno stato estero. Morì il 26/2/1840 a 71 anni per una polmonite, estinguendo la casata dei Lunati e lasciando erede la moglie, N.D. Camilla Besozzi Figliadoni. Questa, morta nel 1854, rispettando le volontà del marito, donò villa, terreni e tutto il patrimonio, all’Ospedale Maggiore di Milano. Nel 1857 detto Ospedale vende la Tenuta di Genestrello al marchese Giorgio Pallavicino Trivulzio. Questo marchese era nato a Milano nel 1796. Condannato dagli austriaci per la sua appartenenza alla Carboneria, scontò 10 anni di carcere allo Spilberg in Moravia, in compagnia di Pellico, Confalonieri, Maroncelli ed altri italiani. Sposò Anna Koppmann, figlia del direttore del penitenziario. Dal loro matrimonio nacque la figlia, Anna. Nella villa di Genestrello il marchese Pallavicino ospitò più di una volta. il generale Garibaldi e Nino Bixio. Morì proprio a Genestrello il 4/8/1878. I funerali si svolsero nell’altra sua villa di S.Fiorano presso Codogno, l’8 agosto ed il corteo funebre partì da Genestrello alle cinque del mattino ! La figlia Anna, che aveva sposato il marchese Alessandro d’Angrogna, ereditò tutto il patrimonio paterno. Ancora qualcuno del paese, qualche anno fa, la ricordava, quando già molto anziana, veniva a trascorrere qualche settimana a Genestrello e si faceva portare in carrozza a Montebello, in visita ai marchesi Bellisomi od a qualche altra famiglia nobiliare. Morì nel 1922 ed essendole premorti i propri due figli, lasciò erede il nipote conte Paolo Barbiano di Belgioioso, il quale nel 1923 vendeva la proprietà di Genestrello all’avv. Ettore Gazzaniga, già Ambasciatore d’Italia in Argentina ed alla di lui moglie Giovanna Pichetto di Buenos Aires. I coniugi Gazzaniga ed i loro due figli tennero Genestrello per una decina d’anni, poi per contrasti politici con il regime fascista, ritornano in Argentina e nel 1934 alienarono Genestrello all’ing. Adolfo Mazza, industriale, nato alla Calvenzana di Rivanazzano, e residente a Genova. L’ing. Mazza dà subito inizio a grandi lavori e su progetto dell’architetto genovese Crosa, trasforma la villa ed amplia notevolmente il parco. Anche l’Oratorio del palazzo, costruito nel 1608 e presso il quale venivano sepolti tutti i defunti di Genestrello fino al 1835, è magnificamente restaurato. Sono abbattuti tutti i fabbricati agricoli che chiudevano il gran cortile interno, al termine delle due ali verso sud, per ricostruirli poi ad ovest, fuori del muro di cinta del parco, dando così una nuova dimensione ed una notevole eleganza a tutto il complesso. E’ pertanto merito suo se nell’immediato anteguerra e poi dal ‘946 ai primi anni ‘970, Genestrello tornò agli antichi splendori. L’ing. Mazza morì nel 1956 a quasi 90 anni, lasciando Genestrello alla figlia Giuseppina, moglie del conte Paolo Coardi di Carpenetto. Verso la metà degli anni ‘980, la tenuta fu scorporata in quanto tutta la parte agricola, composta da terreni e cascine, fu venduta. Pur essendo rimasta sola con il passare degli anni, la contessa “Peppi” tornava tutte le estati alla sua amata villa, finché nel 1990, cessò di vivere, lasciando proprietaria la nipote, signora Luisa Mazza. Ed è da allora che Genestrello sta languendo, perchè Palazzo e parco sono pressoché abbandonati, mentre i caratteristici cascinali limitrofi alla via Emilia ed immortalati dal Bossoli nella famosa stampa riproducente la carica della cavalleria nel 1859, per incuria dei proprietari, stanno diroccandosi.

Villa Mazza in una disegno - cartolina storica

Villa Mazza - Fotografia storica archivio Cicala

Villa Mazza - foto fine '800 villa vista dalla via “Romera”

Villa Mazza - Oratorio dedicato alla Natività di Maria Vergine costruito nel 1608

Villa Mazza - Cortile interno con la balconata che guarda la pianura Padana

Villa Mazza - 11 settembre 1866 Giuseppe Garibaldi in visita a Genestrello

Battaglia 20 maggio 1859 a Genestrello - dipinto di Carlo Bossoli

Villa Mazza - Cappella adiacente la Villa © Foto V.Mariani

Villa Mazza - Cappella della Villa prima dell'asta © Foto V.Mariani

Villa Mazza - All'interno del parco © Foto V.Mariani

Villa Mazza - Oggi © Foto V.Mariani